| 1.
La prima fase è la più divertente: è
l'occasione per tirar fuori un sacco di energia. Si fa a coppie.
Lo scopo del gioco è quello di imparare a dire sì
a noi stessi facendo scorrere il no al momento giusto. Si sta
in piedi, ognuno fermo nel suo centro. Ci si guarda negli occhi
e si ripete un mantra che può essere "no no no no",
oppure "ti odio ti odio ti odio" e poi si associa liberamente.
Non c'è nulla di personale, non è un dialogo. Quando
mi sento cambio partner.
2.
L'altra
parte della medaglia, è la fase in cui dico "ti
amo". E' una palestra per far pratica di qualcosa
che non sempre mi viene facile. Ci si incontra a due a due,
ci si guarda negli occhi e si dice, forte e chiaro, il mantra
"ti amo", solo quello. Poi ci si abbraccia, ognuno sta
su per conto suo ma siamo insieme.
3.
Il terzo stadio è un esercizio di bioenergetica allo
stato puro. E' bellissimo, è quello che ci fa sentire
tutta la gioia che abbiamo dentro, tutta la carica, l'energia,
la voglia di correre, di ridere e di saltare. Di vivere pienamente.
La tecnica è una corsa sul posto con le braccia alzate
verso il cielo. E' l'occasione di vedermi tutto quel film della
mente che mi dice non ce la faccio, svengo, muoio. Non è
vero, perché se continuo, noto che l'energia scende poi
risale, va e viene. Semplicemente vado oltre il mio limite
personale.
4.
Ancora una fase di movimento, ma opposta alla corsa: Kundalini.
Scuoto il corpo, porto rilassamento nel primo chakra e
lascio andare la paura di vivere, la paura di essere un essere
sessuale.
5.
La
follia è la massima espressione dei nostri lati
bui, di quello che ci fa paura, ed è anche legata al
concetto di accettazione sociale. Il fatto di poterla esprimere
e sperimentare mi aiuta a definire e a conoscere la mia border
line.
6.
La danza. Torno all'esperienza di sentire il corpo che
si muove liberamente, lo accetto così, lo amo. Mi muovo
nel piacere del mio corpo.
7.
Il pianto, cioè il dolore. Mi alleno ad accogliere
questa emozione nella mia vita. Invito il dolore. Piango da
solo ma insieme agli altri, non c'è nulla di cui vergognarsi.
8.
Immediatamente, la fase dopo, la risata. Posso scegliere.
Mi alzo e mi aiuto con la bioenergetica muovendo la pancia. Rido
di qualsiasi cosa. Vedo la vita senza dramma, con umorismo.
9.
Di nuovo si balla, questa volta a coppie, stando in contatto
con il proprio essere sensuali e sessuali. Immediatamente
si scatena un immaginario da capogiro, rispetto a come sono, piaccio,
non piaccio, cosa penseranno gli altri se adesso faccio questa
cosa, giudizi a tutto spiano. Osservo. Ho rispetto di me stesso?
Cambio partner e noto che il confine varia sempre. Questa fase
serve apposta per allenarmi ad andare verso quello che mi piace,
invece che stare con quello che non mi piace.
10.
Siamo
arrivati allo scopo del gioco. Abbiamo mosso un sacco di energia.
Adesso, se stiamo fermi in silenzio, possono accadere momenti
di qualità dell'essere, attimi di meditazione. La prima
tecnica è in piedi, tutti in cerchio tenendosi per mano
si fissa una candela al centro. L'immobilità aiuta a rallentare
i pensieri. Ripetiamo il mantra OM.
11.
Mi
metto a sedere sul posto e di nuovo sto fermo. Mi rilasso e porto
energia sul fatto di non muovermi. E' il momento più
bello, dove non c'è proprio nulla da fare. In questa fase
la meditazione può accadere.
12.
Namastè
significa: "Riconosco il Buddha che è in te".
Ci riconosciamo l'un l'altro come divini. Le mani giunte, ci incontriamo
a due a due, ci guardiamo negli occhi, pronunciamo Namastè
e ci inchiniamo in maniera paritaria. Nessuno è superiore.
Siamo tutti Buddha. Ci riconosciamo e in questo modo ci ringraziamo.
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